Due vecchi amici - di Vittorio Camacci
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Mario e Middio si erano conosciuti da ragazzi, in collegio. Uno veniva dall’Abruzzo duro e schietto, l’altro dalle Marche, con quell’aria tranquilla ma sempre con un occhio attento alle cose. Poi la vita li aveva portati lontano, tra lavoro, famiglia e stagioni che scorrono senza chiedere permesso.
Passarono gli anni, tanti. Finché un giorno, quasi per caso, si ritrovarono.
«Oh Middio! Ma si’ proprie tu?»
«Mario! Ma guarda mbuo’… ancora campi!»
Si abbracciarono come si abbracciano quelli che si vogliono bene davvero, senza troppe parole.
Mario, da buon abruzzese, non perse tempo:
«Oh, senti… mo’ devi venì da me. T’aspetto alla fattoria e non si discute.»
Dopo qualche settimana, Middio arrivò. Mario lo accolse a braccia aperte e gli presentò la moglie.
«Questa è Marietta.»
«Piacere!»
«Piacere… ma mettiti comodo che qua si mangia, eh!»
Lo portò a fare il giro dei suoi possedimenti: l’orto con le file ordinate, la stalla con le bestie belle pasciute, la cantina fresca con l’odore di vino buono.
Poi la tavola... e che tavola.
Pane, salumi, formaggi, vino cerasuolo che pareva cantasse nel bicchiere. Middio mangiava, beveva e annuiva.
«Mario… qua si sta meglio che al paradiso.»
«Eh… nu' simme gente semplice, ma non ci facciamo mancà niente.»
A fine giornata, Mario si presentò con i doni:
una cassetta piena di ortaggi, una bottiglia d’olio, una damigiana di cerasuolo, insaccati e una bella forma di pecorino.
«Questo è per te. È rispetto.»
Middio rimase colpito, quasi commosso.
«Mario… mo’ tocca a me.»
Passarono alcuni mesi e arrivò l’invito.
«Oh! Mario, vieni da me. Stavolta tocca alle Marche.»
Mario partì curioso. Arrivò e trovò Middio ad aspettarlo davanti a casa.
«Benvenuto! Questa è Cesira.»
«Piacere!»
«Entrate, entrate…»
E via anche lì: orto perfetto, quasi da esposizione.
«Guarda che pomodori!»
«Eh!»
«Guarda che zucchine!»
«Eh!»
«Guarda che patate!»
«Eh!»
«Guarda che peperoni!»
«Eh!»
«Guarda che melanzane!»
Middio ogni volta chiamava la moglie:
«Cesira! Prepara una busta di questi per Mario!»
«Cesira! Pure di quelli!»
Mario già pensava: “Oh, questo è pure più generoso de me…”
Poi scesero in cantina.
Botti grandi, ordinate.
«Questo è rosso piceno… questo pecorino… questo trebbiano…»
Mario guardava ammirato.
«Assaggia!» disse Middio.
«Cesira! Porta un piatto e un cucchiaio!»
Mario rimase un attimo perplesso, ma fece finta di niente.
Middio aprì il rubinetto della botte e versò un po’ di rosso piceno nel piatto.
Mario, con il cucchiaio, assaggiò.
«Middio… è na meraviglia!»
«Eh… lo so.»
Poi:
«Cesira! Porta la damigiana!»
Così detto gliela riempì tutta per regalo.
Mario, contento, salutò e se ne tornò in Abruzzo.
Appena uscì, Cesira guardò il marito e scosse la testa.
«Middio… ma sei proprio strano. Ma perché gli hai fatto assaggiare il vino col piatto e il cucchiaio? Non potevi dargli un bicchiere come si deve?»
Middio la guardò serio… poi fece un mezzo sorriso furbo.
«Cesì… ma tu non capisci niente.»
«E che dovrei capì?»
«Se Mario beveva col bicchiere… alzava lo sguardo.»
«E quindi?»
Middio indicò il soffitto della cantina.
Appese alle pertiche c’erano file di prosciutti, lonze, salami e forme di formaggio.
«E quindi… vedeva tutto quello.»
Cesira capì. Si mise le mani sui fianchi.
«E allora?»
Middio, con aria tranquilla, concluse:
«E allora… dopo, per rispetto e reciprocità… glie' dovevo regalà pure qualcosa de quelli!»
Vittorio Camacci
Sposa pojana dove sei? - di Vittorio Camacci
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Sulla Laga, una volta, il matrimonio era una faccenda semplice.
Non povera. Semplice. Che è diverso.
Si sposavano tutti: il muratore, il pastore, quello che aveva tre pecore e quello che ne aveva cinquanta e soprattutto si sposavano senza trasformare gli invitati in vittime di un sequestro economico.
Nel paese di Aspettaespera quattro case, due galline anarchiche e un vecchio che stava seduto davanti al bar dal 1987 senza che nessuno avesse mai capito se fosse vivo o un monumento comunale, si sposò, nel 1989, Tonino detto “Lu Friscarellu”.
La mattina del matrimonio la gente arrivava a piedi.
Chi con la camicia buona.
Chi con la giacca presa in prestito dal cognato.
Chi direttamente col vestito della cresima perché “tanto ancora mi entra”.
La cerimonia durava venti minuti.
Il prete sudava, i bambini piangevano, una zia sveniva puntualmente per il caldo e qualcuno bestemmiava piano quando il fotografo col flash accecava i presenti davanti alla statua della Madonna.
Poi tutti al ristorante.
Che non era “location”.
Era “Da Cesira”.
Un posto con le sedie spaiate e il vino rosso servito nelle bottiglie della gassosa riciclate dal 1972.
Menù:
- antipasto con un po' di tutto
- timballo
- chitarrina alla teramana con le pallottine
- arrosto misto
- insalata triste
- pizza dolgge che che sapeva contemporaneamente di alchermes e di cemento
Costo del regalo: “quello che puoi”.
C’era chi lasciava centomila lire.
Chi cinquanta.
Chi un servizio di piatti con ancora l’adesivo dell’UPIM e gli sposi erano felici lo stesso.
Alle cinque del pomeriggio già mezzo paese russava sotto casa, mentre gli altri giocavano a carte e lo zio Fernando, completamente ubriaco, cantava canzoni di Celentano seduto sopra una carriola.
Fine.
Matrimonio riuscitissimo.
Oggi invece no.
Oggi sulla Laga non ti sposi.
Organizzi il Festival di Sanremo patrocinato da Instagram.
Il mio amico Cristian, per esempio, ha deciso di sposarsi l’anno scorso.
Appena annunciata la data, è comparso il gruppo WhatsApp:
" WEDDING EXPERIENCE CRISTIAN & KETTY "
Già la parola “experience” mi ha fatto venire la dissenteria.
L’organizzatore era il testimone, un geometra invasato che parlava come un motivatore finanziario di Dubai.
“Ragazzi, dobbiamo creare un ricordo memorabile.”
Io volevo solo mangiare due olive ascolane e tornare a casa.
Macché.
Parte subito il programma:
– addio al celibato in glamping di lusso sul Gran Sasso
– rafting “emozionale”
– apericena tribal chic
– maglietta personalizzata con scritto “TEAM CRISTIAN”
– noleggio jeep vintage per le foto “wild elegance”
Totale: 840 euro.
Per dormire in una tenda.
Mio nonno dormiva nelle stalle gratis e almeno aveva il latte caldo.
Il matrimonio poi si teneva in un “borgo diffuso ecosostenibile” sulla Laga.
Tradotto: quattro ruderi ristrutturati con le lampadine appese ai fili e le sedie di legno scomode come confessionali medievali.
Dress code obbligatorio: “Country chic dai toni salvia e sabbia.”
Io sembravo un sacco dell’umido biologico.
La mia compagna ha girato sei negozi per trovare un vestito “color tortora opaco elegante ma naturale”.
Ha speso più lei per sembrare casual che io per prendere la macchina.
Arriviamo lì.
Parcheggio a un chilometro e mezzo.
Navetta con un tizio barbuto che diceva: “Benvenuti nell’esperienza sensoriale dell’amore.”
Io volevo solo sapere dov’era il bagno.
Gli sposi entrano con la musica dei Coldplay, accompagnati da droni, violinisti e una fumata artificiale che pareva l’elezione del Papa.
La nonna dello sposo, ottantasette anni, guardava tutto in silenzio e alla fine ha chiesto: “Ma è matrimonio o apertura delle Olimpiadi?”
A tavola arriva il catering.
Non esistono più i ravioli.
No.
Adesso ti servono: “aria croccante di pecorino destrutturato su vellutata di ceci ancestrali.”
Che sarebbe una cialda secca sopra una pappetta tiepida.
Porzioni grandi quanto un francobollo.
Mio zio Peppino, dopo il terzo antipasto microscopico, ha preso il cameriere per un braccio e gli ha detto:
“Scusa fije mie… ma lu magna' quelle vere quanne comincie?”
Il momento più tragico è stato il photobooth.
Una stanza piena di cappelli, baffi finti e lavagnette con scritto: “LOVE FOREVER”.
Lo zio Fernando, sopravvissuto dal matrimonio del 1989, ha preso una parrucca rosa, ha guardato il fotografo e ha urlato:
“MA JETE A FATIJÀ, JETE A ZAPPA LA TERRA!"
Standing ovation.
Poi arriva il momento della busta.
Tu entri in crisi mistica.
Perché ormai il matrimonio moderno funziona così: gli sposi spendono quarantamila euro… contando di recuperarli dagli invitati.
Praticamente una colletta piramidale con il bouquet.
Io metto la busta nella scatola e sento Cristian che mi abbraccia:
“L’importante era averti qui.”
Sì certo.
Aprila e vediamo se lo dici ancora.
Ma il finale più bello arriva verso mezzanotte.
Salta la corrente.
Silenzio.
Niente droni.
Niente DJ.
Niente luci vintage.
Niente macchina del fumo e per cinque minuti succede una cosa incredibile: la gente parla davvero.
Ridono.
Cantano.
Uno tira fuori una fisarmonica.
La nonna batte le mani.
Lo zio Fernando canta “Romagna mia” senza sapere il testo e lì, al buio, senza effetti speciali, sembrava finalmente un matrimonio vero.
Poi il generatore riparte.
BUM.
Musica house.
Laser verdi nel bosco.
Cristian che entra con gli occhiali luminosi e lo zio Peppino, con un bicchiere di Montepulciano in mano, scuote la testa e dice:
“Una volta ci sposavamo per fare famiglia.
Mo pare che ve dovete candidà a Eurofestival.”
Vittorio Camacci
Musei a Monteprandone
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Domenica 31 Maggio a Monteprandone visita al borgo ed ai musei
Domenica 31 maggio torna l’appuntamento con il progetto “Camminata dei musei”, promosso da Unione Sportiva Acli – Comitato Provinciale di Ascoli Piceno con il sostegno del Comune di Monteprandone e della Fondazione Nazionale delle Comunicazioni.
L’evento si svolgerà a Monteprandone, uno dei Borghi più belli d’Italia, con ritrovo in Piazza dell’aquila alle 9,30.
A seguire, con una guida turistica abilitata, è previsto l’attraversamento di un percorso che comprende il borgo di Monteprandone, il Museo Sistino e il Museo dei codici di San Giacomo della Marca.
La partecipazione è gratuita e aperta a un massimo di 50 persone. Per prendere parte alla manifestazione è necessario prenotare inviando un messaggio al numero 3939365509, indicando nome, cognome e orario scelto.
Il borgo storico di Monteprandone si sviluppa su un colle panoramico affacciato sul mare Adriatico, con un centro medievale ben conservato fatto di vicoli, archi e case in laterizio. Vi si trovano antiche mura, torri e scorci che raccontano la storia del territorio. Passeggiando nel borgo si incontrano piccole piazze, punti panoramici e luoghi di cultura. È un luogo ideale per chi cerca storia, spiritualità, paesaggio e tranquillità.
Grottammare Vintage Market
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Grottammare Vintage Market
6 e 7 giugno 2026
Il Lungomare di Grottammare ospiterà la terza edizione del Grottammare Vintage Market, un evento imperdibile che segna l'inizio della stagione estiva. Dopo il successo della scorsa edizione, il mercatino torna a sorprendere con la partecipazione di 60 operatori specializzati in vintage e collezionismo. I visitatori potranno esplorare una vasta gamma di articoli, tra cui abbigliamento vintage, dagli iconici pezzi degli anni '50 ai look grunge degli anni '90, oltre a accessori retro come borse, gioielli e occhiali da sole, perfetti per ogni outfit. Non mancheranno mobili e oggetti decorativi che raccontano storie passate, ideali per chi desidera dare un’anima alla propria casa, insieme a vinili e CD per gli amanti della musica, e una selezione di fumetti e oggetti da collezione per tutti gli appassionati.
Il mercatino sarà aperto al pubblico il 6 e 7 giugno dalle 10:00 alle 23:00, offrendo un'atmosfera ricca di nostalgia e creatività. L’evento è organizzato da Brandozzi con il patrocinio del Comune di Grottammare.
Negli ultimi anni, l'interesse per gli acquisti vintage è cresciuto esponenzialmente. I mercatini e i negozi di vintage offrono l'opportunità di scoprire pezzi unici e di qualità, spesso a prezzi accessibili. Gli amanti dell'abbigliamento possono trovare capi che non solo raccontano storie, ma sono anche più sostenibili rispetto alla moda fast. Allo stesso modo, l’arredamento vintage rappresenta una scelta che va oltre l'estetica; è un modo per connettersi con il passato e dare un tocco personale agli spazi. Ogni oggetto ha una storia da raccontare, rendendo ogni acquisto un'esperienza unica.
Da non perdere l'occasione di visitare il Grottammare Vintage Market. Ti aspettiamo per un weekend all'insegna della scoperta, della creatività e della nostalgia. Per ulteriori informazioni, visita il sito ufficiale dell'evento o contatta l'organizzazione.
Info utili
Dove: Lungomare della Repubblica, Grottammare (AP)
Quando: 6 e 7 giugno 2026
Orari: sabato e domenica dalle 10:00 alle 23:00
Ingresso gratuito
Sito web: www.mercatiniantiquari.com
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Telefono: 0736 256956 – 393 9862023
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