ASCOLI PICENO: Questo weekend alla Libreria Rinascita doppio appuntamento di altissimo profilo culturale. Venerdì 14 febbraio parte il corso di approfondimento “L’idea filosofica di Europa” a cura del prof. Emilio di Vito dalle ore 17 mentre sabato 15 Febbraio alle ore 17.30 si terrà l’incontro con il famosissimo storico CARLO GINZBURG dedicato al concetto di microstoria dal titolo Il segreto di Pulcinella. A questo incontro parteciperanno Carlo Bachetti Doria in qualità di presentatore e il prof. Emilio id Vito come conduttore del dibattito finale. Invitiamo la cittadinanza a partecipare. Gli eventi sono riconosciuti validi per il rilascio del crediti sulla piattaforma SOFIA per gli insegnanti.

 L’idea Filosofica di Europa:

idea di europaTre appuntamenti per comprendere da dove nasce il concetto di Europa con il Prof. EMILIO DI VITO. In un periodo in cui tante spinte cercano di disconoscere la realtà dell'Europa unita, un lucido sguardo su cosa a costruito il sogno del 900. Per conoscere e riflettere insieme.
Il percorso è riconosciuto valido per il rilascio di crediti formativi sulla piattaforma Sofia codice 39264, per info contattare il ISS Orsini-Licini: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

“L'idea filosofica di Europa”
14 febbraio
21 febbraio
28 febbraio

dalle ore 17 presso la Libreria RINASCITA (piazza Roma 7, Ascoli Piceno)

Federico Chabod individua nella modernità il momento storico nel quale l'Europa ha preso coscienza di sé come forma storica individuale diversa dalle civiltà extra - europee. Alla coscienza di tale diversità si è progressivamente aggiunto il riconoscimento di uno spirito anti europeo che si annida nella stessa Europa e non fuori di essa.
Croce, Husserl, Jaspers sono tra i pensatori che hanno compreso che la crisi dell'umanità europea ha la sua radice nell'eclisse della ragione filosofica e nell'infiacchimento della coscienza etico – politica e religiosa.
Tale crisi della ragione speculativa e della ragione etico – politica non si cura con i rimedi della politica 'politicante' o dell'economia. La vera questione da affrontare non è come l'Europa debba essere ma se debba essere e perché debba essere. La risposta alla domanda se e perché l'Europa debba essere indica come debba essere. La domanda sull'esistenza dell'Europa, e delle ragioni per cui essa deve essere, esclude che la risposta possa essere di natura tecnica, da scienziato che guarda con distacco la materia della sua indagine.
Ogni domanda autentica sull'esistenza e le ragioni dell'esistenza storica coinvolge colui che pone la domanda. Per gli europei interrogarsi sull'Europa significa decidersi sul senso che intendono dare alla loro esistenza storica, se debbano essere continuatori e realizzatori dell'idea di Europa, della civiltà fondata sull'idea di razionalità e di libertà.

 Bibliografia essenziale:

Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale
Benedetto Croce, Storia d'Europa nel secolo decimonono
Federico Chabod, Storia dell'idea di Europa

 

SABATO 15 FEBBRAIO ore 17.30

LIBRERIA RINASCITA
IL SEGRETO DI PULCINELLA
Incontro con CARLO GINZBURG
Insieme a Emilio Di Vito e Carlo Bachetti Doria

segreto pulcinellaIl mitico Prof. Carlo Ginzburg sarà ospite della Libreria Rinascita per una serata imperdibile. 
"Il segreto di Pulcinella" è il segreto della microstoria. Insieme al professore ragioneremo intorno al concetto di ricerca storica e su come dobbiamo approcciarci allo studio del passato, per comprendere il presente e affrontare il futuro.
Dialogheranno con il il professor Ginzburg Carlo Bachetti e Emilio Di Vito.
L'incontro riconosce crediti formativi per studenti e docenti sulla piattaforma SOFIA codice 39264 (per info contattare ISS Orsini-Licini: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.).

Carlo Ginzburg: Storico italiano (n. Torino 1939), figlio di Leone e di Natalia. Si è occupato prevalentemente di storia della mentalità e della cultura popolare tra il 16º e il 17º sec., con particolare attenzione ai problemi metodologici e ai rapporti tra ricerca storica e altri ambiti disciplinari. Nel 1992 ha ricevuto il Prix Aby Warburg e, nel 2005, il premio dell'Accademia dei Lincei Antonio Feltrinelli, nella categoria scienze storiche.
Prof. all'univ. di Bologna (dal 1976), quindi nelle Università di Harvard, Yale e Princeton e dal 1988 alla UCLA University of California di Los Angeles, dal 2006 insegna storia delle culture europee presso la Normale di Pisa. Tra le sue opere si ricordano: I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento (1966); Il nicodemismo. Simulazione e dissimulazione religiosa nell'Europa del '500 (1970); Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500 (1976); Indagini su Piero. Il Battesimo, il ciclo di Arezzo, la Flagellazione di Urbino (1981); Miti emblemi spie. Morfologia e storia (1986); Storia notturna. Una decifrazione del sabba (1989). Nel 1991 ha pubblicato il pamphlet Il giudice e lo storico. Considerazioni in margine al processo Sofri. Dopo Nessuna isola è un'isola. Quattro sguardi sulla letteratura inglese (2002), rilettura di alcune opere di autori inglesi tra cui Thomas Moore e Robert Louis Stevenson, nella raccolta di saggi Il filo e le tracce (2006, premio Brancati Zafferana 2007) G. ha sviluppato le traiettorie analitiche già precedentemente esplorate in Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza (1998) e Rapporti di forza. Storia, retorica, prova (2000), delineando una teoria della scrittura storica che prende le mosse dall’indagine della complessa relazione tra verità, finzione e menzogna. Tra le sue opere successive vanno citati il saggio Paura, reverenza, terrore: rileggere Hobbes oggi (2008) e la raccolta di saggi Paura, reverenza, terrore (2015) e Nondimanco: Machiavelli, Pascal (2018).

 Tra i suoi ultimi lavori ripubblicati:

 Il formaggio e i vermi (Adelphi Edizioni)

Pubblicato per la prima volta nel 1976, Il formaggio e i vermi ritorna arricchito da una postfazione. Nel frattempo, tradotta in ventisei lingue, la vicenda del mugnaio friulano Domenico Scandella detto Menocchio, messo a morte dall'Inquisizione alla fine del '500, ha fatto il giro del mondo, mostrando come sia possibile, attraverso gli archivi inquisitoriali, cogliere le voci di individui che spesso non compaiono, o compaiono solo in maniera indiretta, nella documentazione storica: dai contadini alle donne. Il mugnaio Menocchio era senza dubbio una figura straordinaria, percepita come anomala anche dai suoi compaesani; l'ampiezza delle sue letture, la ricchezza delle sue reazioni ai libri, l'audacia delle sue idee non finiscono di stupire. Ma anche un caso eccezionale (qui sta la scommessa del libro) può gettar luce su problemi di vaste dimensioni: dalla sfida alle autorità in una società preindustriale all'intreccio fra cultura orale e cultura scritta.
Come chiarisce la nuova postfazione, Il formaggio e i vermi è stato letto retrospettivamente come un esempio di microstoria. Ma lo scopo di quest'esperimento di scrittura della storia era, ed è, quello di far arrivare al lettore la voce di Menocchio: «Io ho detto che, quanto al mio pensier et creder, tutto era un caos, cioè terra, aere, acqua et foco insieme; et quel volume andando così fece una massa, aponto come si fa il formazo nel latte, et in quel deventorno vermi, et quelli furno li angeli...».

Occhiacci di legno (Quodlibet)

«Tutto il mondo è paese non vuol dire che tutto è uguale: vuol dire che tutti siamo spaesati rispetto a qualcosa e a qualcuno». Il libro indaga, da punti di vista diversi, le potenzialità cognitive e morali, costruttive e distruttive dello spaesamento e della distanza. Perché una lunga tradizione ha attribuito allo sguardo dell’estraneo – del selvaggio, del contadino, dell’animale – la capacità di svelare le menzogne della società? Perché la riflessione sul mito serve a distanziare la realtà, mentre il mito è spesso uno strumento politico per controllare gli ignari? Perché nel Medioevo, durante i funerali dei re di Francia e d’Inghilterra, veniva portato in processione un fantoccio detto «rappresentazione»? Perché il cristianesimo fece propria la proibizione mosaica delle immagini ma favorì da un certo momento in poi la diffusione di immagini devozionali? Perché lo stile è stato usato, a seconda dei casi, per includere o escludere la diversità culturale? Perché ricorriamo così spesso a metafore visive come «prospettiva» o «punto di vista»? Uccidereste un mandarino cinese sconosciuto se vi venisse offerta una grossa somma? Gesù era cristiano?
Dieci sguardi sul mondo, da vicino e da lontano.

 

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