poesie e racconti di Maurizio

Non nascono più fiori

Non nascono piu' fiori freschi
che durino a lungo, una vita.
Attimi di luce e poi, grotteschi,
sognano gia' una via di uscita.
 
Non cercano piu' acqua e sole
per rinforzare la propria radice,
ma al buio, da soli, bevono parole
senza  mai  badare a chi le dice.
 
Troppo presto li coglie la vita,
sciupando destini e colori,
o troppo presto vogliono la vita
con il carico dei suoi dolori.
 
Forse sono troppo scoperti,
adesso che la serra e' rotta.
Forse nascon con gli occhi aperti,
o forse l'infanzia e' gia' morta.
 

Malinconia

Malinconia si  chiama
questa sensazione, sottile
forse piu’ di una lama,
che ti riporta in un cortile,
senza tempo e soprattutto senza eta’.

In autunno il richiamo
non vorrei sentire
Ma mi sussurra “Ti amo”
e continuo a soffrire
oggi, domani e forse piu’ in la’

Dovrei cambiare pagina
e tagliare residui legami
dal passato come si immagina
e guardare piu’ vasti panorami,
per tutta una eternita’.

Ma non vedo boschi
da poter accarezzare
E i pensieri son troppo foschi
per poterli assaporare
Se immersi nella nullita’



Stazione
 
In questa stazione
della mia vita
ho visto molta gente passare:
chi in piedi, chi seduta
chi di fuga, chi ferma
per un attimo,
per farsi ricordare.
 
In una giornata
della bella stagione
rumori soffocati
richiamano ricordi
in u na dimensione statica,
stravolta soltanto,
ogni tanto,
da soffi di ilarita'.
 
Ed io sono qui
ad aspettare un treno,
quello giusto
per viaggiare.

 

Fin qui non ho mai avuto

Fin qui non ho mai avuto
dell’assoluto il senso,
per mancanza di certezze
e assenza di alcuna fede.

Il profumo dell’incenso
a volte mi regala ebrezze.
Ma della vita non lede
la nostra solitudine.

Cosa fai a quell’altezze?
Quanto tempo che non ti vede
questa tua moltitudine,
eterna, eternamente sola?

Ammiro in me chi crede,
pieno di gratitudine
a chi piu’ in alto vola
con quel che non ha avuto.

 

Ora che il tempo e il vivere malsano

Ora che il tempo e il vivere malsano
stanno abbattendo mirabili tronchi
e il bosco intorno a me dirada,
i temporali  e i raggi di sole
non fanno fatica a raggiungermi,
provandomi nella voglia di essere

Altalenante su posizioni opposte,
appena arbusto, nei miei pensieri,
spesso ancora intento ad imparare,
sono sospinto da giovani virgulti
che mi vedono gia’ fidata quercia

Il desiderio di mitigare a fuscelli
l’aggrovigliato vento vitale
mi fa volgere lo sguardo intorno
e ritrovo altri coetanei arbusti
che filtrano gia’ raggi ed acqua 
dosandoli a chi domani sara’ qui

Spaventato o forse rassegnato,
cerco di capire che aiuto dare
a chi presso di  me cerca riparo,
mentre mi ritrovo anch’io a subire
l’instancabile opera del tempo. 

 

I giardini, curati serenamente per anni

I giardini, curati serenamente per anni,
sbagliando talvolta sistemi  o dosi ,
oppure seminando non adatti semi,
cominciano a prendere carattere.

Non so se la loro erba e’ la piu’ verde
o  se e’ la piu’ bella fra tutti i giardini.
So che mi piace ascoltare tutti i venti
che soffiano ogni giorno su i loro fiori

E mi soffermo a vedere quale agita
e quale invece regala solo un brivido,
quale rischia di spazzare giusti ideali
e quale costringe a ricostruire idee

E scopro insperate diffuse assonanze
fra chi ancora semina e chi riceve,
per  intuire la risposta  a una domanda:
cosa lascero’ domani ai miei giardini?

 

 

Ho sette anni e mezzo

Ho sette anni e mezzo. Io e mia sorella, di poco piu’ piccola di me, siamo molto contenti, questa sera.
Siamo tutti a dormire a casa di nonna,  perche’ domani andiamo tutti a Spelonga!
Non vedevamo l’ora! Finalmente iniziano le vacanze.
Tutti a dormire presto e domani si parte alle 2 di notte! Ci alzeremo che sara’ ancora buio, che buffo!
Questa sera ci saranno le solite storie per avere un posticino in un letto. D’altronde siamo circa 10 persone ed anche se siamo tre bambini e due ragazze, un po’ di posto serve. Alla fine , qualcuno preferira’ non dormire, magari dormira’ in macchina, durante il viaggio .
Mamma, quant’e’ lungo il viaggio! Cinque ore! E’ il viaggio piu’ lungo fatto fino ad adesso! E poi in macchina, per la verita’ non si sta’ proprio comodi, anche se zio si ferma spesso per farci sgranchire un po’ le gambe. La macchina e’ grande, ma noi siamo comunque tanti! A me, come al solito, tocchera’ il posto in terra,  davanti a chi e’ vicino al guidatore: dicono che essendo io magro, li’ entro benissimo; e  poi ci vuole pure un po’ di bravura a nascondersi quando si intravede la polizia: in quello sono bravissimo!Una volta mi sono nascosto giusto in tempo!!
Attraverseremo tutti quei paesini che sono lungo la Salaria, molti saranno ancora immersi nel sonno, beati loro. Quando comincera’ a fare giorno saremo gia’ un bel po’ dopo Rieti e in molti paesini che attraverseremo, Tufo, Accumoli, Pescara…. staranno gia’ preparando le bancarelle per le fiere: in estate, quei posti sono pieni di fiere: di animali, di funghi, di altre cose da mangiare……
Arriveremo a Spelonga  per le sette o le otto. Le poche persone che saranno in piazza si divertiranno a contarci mentre scendiamo dalla macchina. Si chiederanno: “Ma quando finiscono?” E’ divertente!
Mia sorella ed io, andremo subito a cercare gli zii, che magari a quell’ora staranno tornando a casa dai campi, per la prima sosta. Chissa’ se riusciremo a fargli lo scherzo anche quest’anno! L’anno scorso, siamo apparsi per lo stradiglio, davanti a loro e gli davamo le spalle.; non ci hanno riconosciuto, anzi cercavano di capire a quale famiglia del paese appartenessimo.
E’ bello arrivare in un posto che si sta ancora stiracchiando e che e’ illuminato dalla prime luci dell’alba.
Gia’ mi immagino gli scambi di saluti con gli zii e i parenti vari…ci vorranno almeno due giorni, prima di incontrarli tutti, anche perche’ sono impegnati  nei campi.
Chissa’ se faremo in tempo a fare la trebbiatura! Mi piace tutta quella confusione, e la gente che con il forcone butta nella trebbiatrice i covoni di grano. Che fatica devono fare! Mio zio, quello di Roma, si da’ sempre molto da fare in quest’occasione; io invece riesco solo ad aiutare qualcuno piu’ grande di me a mettere le balle in ordine. Poi arrivano le signore a portare da mangiare ai trebbiatori. Si mangia a turno per non fermare mai la macchina. E poi si scherza sempre, si sta tutti insieme. Sembra una festa continua.
Poi vorrei poter finalmente fare una passeggiata a cavallo per i boschi di Piombanare o per le strade della montagna; dicono sempre che sono ancora troppo piccolo,  ma crescero’ prima o poi, no? A Spelonga ci sono tanti animali che attraversano il paese fin dalle prime ore del mattino. Cominciamo le pecore e le mucche, all’alba. Poi, durante il giorno c’e sempre gente che va in giro con i muli o i cavalli o gli asini a trasportare grano, farina, legna o anche solo per passeggiare. Anche se sporcano un po’ a me piace tantissimo vedere tutti quegli animali in giro! Speriamo che il tempo resti bello  fino a Ferragosto, cosi’ andiamo tutti insieme a mangiare il cocomero nella proprieta’di zio, che ci fara’ morire dal ridere, raccontandoci per l’ennesima volta di quando e’ andato in America o ci cantera’ le canzoni che conosce solo lui e che sono un po’.. mi vergogno a dirlo. Pero’ dopo Ferragosto qualche giornata di pioggia credo proprio che ci sara’, basta che non succeda come l’anno scorso, quando la pioggia mi ha bloccato per un’ora dentro al bazar , quello a meta’ salita. Non si poteva uscire, il paese aveva cambiato di colpo aspetto, per strada solo persone che correvano con gli ombrelli aperti da un parte all’altra, tutte indaffarate. Io non avevo niente da fare e mi sono messo sulla porta a guardare l’acqua che trascinava via tutto, terra, sporcizia degli animali , ciuffi d’erba della strada . Era diversa, ma Spelonga era bella anche cosi. Poi mi ha salvato mia madre che tutta preoccupata e’ venuta cercarmi e mi ha riparato sotto un grande ombrello.
Anche quest’anno, appena tornati a Roma ricomincera’ la  scuola.

Oggi ho cinquantasette anni . A Spelonga ormai ci vado raramente, per la maggior parte delle volte, in estate, ma non solo. Il mio grosso rammarico e’ di non riuscire a trascorrervi che  tre/quattro giorni per volta; paradossalmente il fatto che oggi in due ore e mezza (se decidi di rispettare tutti i limiti orari) ci arrivi, ha tolto fascino al viaggio stesso e al premio che ricevevi alla fine: arrivare a Spelonga!
La Salaria ormai e’ quasi una superstrada e quei dirupi che da piccolo mi impressionavano tanto per quanto li vedevo vicini, ora si sono allontanati, e  non devi avere piu’ paura di sentire dietro la curva il “lipa lipa” della corriera  che chiede strada, quella strada che tu non sai come lasciarle. Ora la Salaria evita tutti quei paesini e quasi tutti i passaggi a livello ed e’ diventata una strada che percorri non per avere un’avventura, ma per arrivare in qualche parte.
Anche Spelonga in questi cinquant’anni e’ cambiata molto. Non ci sono quasi piu’ animali e quei pochi che sono rimasti passano tutti rigorosamente fuori dal paese, che ora ha anche le strade non piu’ in terra battuta, ma in asfalto come ogni citta’ che si rispetti. E come ogni citta’ che si rispetti, gli abitanti preferiscono lavorare nelle fabbriche piuttosto che spezzarsi le schiene nei campi.
Posso anche capirli: anche loro hanno diritto a  migliorare il proprio tenore di vita.
Ho ancora molti amici e molti parenti, a Spelonga, ma  gli zii che erano il mio punto di riferimento (con lui che cantava canzoni alquanto licenziose, facendo arrabbiare la zia), non ci sono ormai piu’, come non ci sono piu’le feste per la trebbiatura o le passeggiate a cavallo.
Quando torno in paese, se mi rimane un po’ di tempo, vado a rivedere gli angoli dove sono cresciuto quando sia io sia Spelonga eravamo piu’ ingenui e forse piu’ contenti  e anche se non ho ancora capito se mi fa bene o meno allo spirito, continuo a farlo ogni volta.

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