file 0000000045ec720abadf7997bc08dc87Mario e Middio si erano conosciuti da ragazzi, in collegio. Uno veniva dall’Abruzzo duro e schietto, l’altro dalle Marche, con quell’aria tranquilla ma sempre con un occhio attento alle cose. Poi la vita li aveva portati lontano, tra lavoro, famiglia e stagioni che scorrono senza chiedere permesso.
Passarono gli anni, tanti. Finché un giorno, quasi per caso, si ritrovarono.
«Oh Middio! Ma si’ proprie tu?»
«Mario! Ma guarda mbuo’… ancora campi!»
Si abbracciarono come si abbracciano quelli che si vogliono bene davvero, senza troppe parole.
Mario, da buon abruzzese, non perse tempo:
«Oh, senti… mo’ devi venì da me. T’aspetto alla fattoria e non si discute.»
Dopo qualche settimana, Middio arrivò. Mario lo accolse a braccia aperte e gli presentò la moglie.
«Questa è Marietta.»
«Piacere!»
«Piacere… ma mettiti comodo che qua si mangia, eh!»
Lo portò a fare il giro dei suoi possedimenti: l’orto con le file ordinate, la stalla con le bestie belle pasciute, la cantina fresca con l’odore di vino buono.
Poi la tavola... e che tavola.
Pane, salumi, formaggi, vino cerasuolo che pareva cantasse nel bicchiere. Middio mangiava, beveva e annuiva.
«Mario… qua si sta meglio che al paradiso.»
«Eh… nu' simme gente semplice, ma non ci facciamo mancà niente.»
A fine giornata, Mario si presentò con i doni:
una cassetta piena di ortaggi, una bottiglia d’olio, una damigiana di cerasuolo, insaccati e una bella forma di pecorino.
«Questo è per te. È rispetto.»
Middio rimase colpito, quasi commosso.
«Mario… mo’ tocca a me.»
Passarono alcuni mesi e arrivò l’invito.
«Oh! Mario, vieni da me. Stavolta tocca alle Marche.»
Mario partì curioso. Arrivò e trovò Middio ad aspettarlo davanti a casa.
«Benvenuto! Questa è Cesira.»
«Piacere!»
«Entrate, entrate…»
E via anche lì: orto perfetto, quasi da esposizione.
«Guarda che pomodori!»
«Eh!»
«Guarda che zucchine!»
«Eh!»
«Guarda che patate!»
«Eh!»
«Guarda che peperoni!»
«Eh!»
«Guarda che melanzane!»
Middio ogni volta chiamava la moglie:
«Cesira! Prepara una busta di questi per Mario!»
«Cesira! Pure di quelli!»
Mario già pensava: “Oh, questo è pure più generoso de me…”
Poi scesero in cantina.
Botti grandi, ordinate.
«Questo è rosso piceno… questo pecorino… questo trebbiano…»
Mario guardava ammirato.
«Assaggia!» disse Middio.
«Cesira! Porta un piatto e un cucchiaio!»
Mario rimase un attimo perplesso, ma fece finta di niente.
Middio aprì il rubinetto della botte e versò un po’ di rosso piceno nel piatto.
Mario, con il cucchiaio, assaggiò.
«Middio… è na meraviglia!»
«Eh… lo so.»
Poi:
«Cesira! Porta la damigiana!»
Così detto gliela riempì tutta per regalo.
Mario, contento, salutò e se ne tornò in Abruzzo.
Appena uscì, Cesira guardò il marito e scosse la testa.
«Middio… ma sei proprio strano. Ma perché gli hai fatto assaggiare il vino col piatto e il cucchiaio? Non potevi dargli un bicchiere come si deve?»
Middio la guardò serio… poi fece un mezzo sorriso furbo.
«Cesì… ma tu non capisci niente.»
«E che dovrei capì?»
«Se Mario beveva col bicchiere… alzava lo sguardo.»
«E quindi?»
Middio indicò il soffitto della cantina.
Appese alle pertiche c’erano file di prosciutti, lonze, salami e forme di formaggio.
«E quindi… vedeva tutto quello.»
Cesira capì. Si mise le mani sui fianchi.
«E allora?»
Middio, con aria tranquilla, concluse:
«E allora… dopo, per rispetto e reciprocità… glie' dovevo regalà pure qualcosa de quelli!»

Vittorio Camacci

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